ENERGIA PULITA?

La nuova frontiera dell’ energia sembra essere sempre più quella delle fonti rinnovabili: pannelli fotovoltaici e pale eoliche. Tuttavia, almeno nel Salento, la totale mancanza di regolamentazioni all’ installazione di pannelli solari, sta portando fenomeni che certamente non hanno nulla a che fare con l’ idea di sviluppo sostenibile che queste nuove fonti energetiche dovrebbero rappresentare. E’ già noto il fenomeno dello schiavismo nell’ installazione dei pannelli solari: negli ultimi mesi, la stampa locale si è ha ampiamente documentato lo sfruttamento di lavoratori irregolari, extracomunitari e spesso clandestini, che vengono assoldati dalle imprese di installazione di impianti fotovoltaici per lavorare più di dodici ore al giorno per una paga misera e, spesso, addirittura non vengono neanche pagati; le ditte, infatti, terminato il lavoro, scaricano questi lavoratori che, in quanto irregolari e stranieri, non sanno a chi rivolgersi per far valere i propri diritti, o non possono reclamare ciò che spetta loro, in quanto clandestini.

Le campagne salentine si trasformano rapidamente: le distese di prati, pascoli, uliveti e piantagioni spariscono rapidamente, ed al loro posto appaiono immensi campi di pannelli solari, aridi, brulli, che sono un pugno nell’ occhio dal punto di vista paesaggistico e, quel che è peggio, rappresentano una vera e propria bomba ecologica ad orologeria, che già comincia a mietere le prime vittime, per il momento animali, ma, prima o poi, anche umane, dal momento che gran parte dell’ acqua potabile presente nel nostro territorio proviene da falde acquifere sotterranee, dove vanno a finire tutti i veleni che seminiamo nelle nostre campagne, comprese le massiccie dosi di diserbanti che vengono impiegate per bruciare l’ erba dei campi fotovoltaici.

Il problema, segnalato inizialmente dagli agricoltori ed allevatori di Villa Convento, viene riscontrato oramai in ogni zona prossima a questi impianti, e non c’ è quasi più una contrada dove non sorga una distesa di pannelli solari.

Erba bruciata, dunque, ma anche animali morti o gravemente intossicati: questo è il risultato del diserbo chimico fatto nelle nostre campagne. A farne le spese sono i greggi di pecore e capre, e chissà quanti animali selvatici. Solo nella zona di Villa Convento e di Castiglione, in cui abbiamo effettuato questo sondaggio, sono almeno una trentina gli ovini deceduti per aver brucato l’erba in prossimità dei campi di pannelli solari. In tutti i campi fotovoltaici sotto accusa, l’ erba risulta praticamente bruciata dai diserbanti, e le pecore e capre che hanno brucato in questi campi che non sono morte, risultano gravemente malate, e molte hanno abortito. Già ad occhio nudo si può vedere che l’erba sotto i pannelli solari (nei campi in cui non sono stati eretti muri per tener lontani gli “sguardi indiscreti”) è completamente secca, e la terra arida. Tutto questo nonostante l’ uso di diserbanti sia vietato da una legge regionale.
Ma il pericolo più grave è, come accennato, il veleno che scende nelle falde acquifere sottostanti, andando ad inquinare verdure ed erbe selvatiche anche in terreni distanti da questi luoghi. E se i contadini che ancora conservano la cattiva abitudine di “pumpisciare” i loro terreni con diserbanti si prendono la briga di segnalare l’ avvelenamento del terreno con cartelli o bottiglie di plastica, i responsabili dei campi fotovoltaici non danno alcuna comunicazione del pericolo che hanno innescato.

Eppure, a detta dei pastori, si potrebbe evitare questo scempio usando dei decespugliatori oppure permettendo alle greggi di brucare nei campi, ripulendo così il terreno in maniera assolutamente non invasiva. Gli stessi pastori denunciano una assoluta mancanza di controllo da parte delle istituzioni preposte, in particolare l’ Arpa e la Guardia Forestale.

Allora, prima di parlare di energia pulita, forse sarebbe il caso di verificare che non nasconda, invece, una valanga di lerciume.