CARCERE: ENTRARE PER UN REATO MINORE E MORIRCI; ENTRARE PER OMICIDIO ED USCIRNE PER DECORRENZA TERMINI

Come si intuisce dal titolo, in questo articolo tratteremo di due casi di malagiustizia avvenuti due giorni fa.

E’ doveroso fare una premessa: chi vi scrive ritiene che i criminali meritini il carcere e meritino di sopportarne i disagi: in altre parole, non m’ importa di chi si lamenta per carceri sovraffollati, cibo scadente e disagi vari. In carcere si va per scontare una pena, non per fare la vacanza. Il carcere deve essere luogo di espiazione, per cui, se i detenuti sono stipati come sardine, ben gli stà!

Ma il carcere deve essere anche luogo di recupero e reinserimento: coloro che non sono criminali incalliti, hanno il diritto di essere messi in condizioni favorevoli per non dover commettere nuovi sbagli.

Vanno perciò distinti  detenuti veramente pericolosi (omicidi, mafiosi, stupratori, pedofili, grossi evasori fiscali) da coloro che in carcere si trovano per aver commesso dei reati dettati da un disagio psicologico, sociale o economico (ad esempio tossicodipendenti, ladruncoli, piccoli imprenditori che han frodato il fisco per salvare la propria azienda, detenuti per reati legati a ragioni politiche che non siano assassini o politicanti professionisti che hanno intascato tangenti, eccetera.)Questi  detenuti non sono veri e propri criminali, e per loro sarebbero più opportune misure alternative al carcere. Ma per i criminali incorreggibili ed incalliti no, nessuna pietà!!!

Purtroppo, invece, nelle carceri italiane ci sono spesso troppi “pesci piccoli”, mentre troppo spesso chi si macchia di reati ben più gravi, quando non riesce ad evitare le sbarre, ottiene comunque trattamenti più decenti rispetto ai poveracci.

Nel carcere di Trani si è consumata una tragedia che ha molte analogie col caso di Stefano Cucchi. Gregori Durante, arrestato per traffico di droga e lesioni, e figlio del noto Giuseppe Durante, che negli anni 80 uccise l’ assessore di Nardò Renata Fonte, è morto il 31 dicembre a causa delle sue precarie condizioni di salute. Il giovane soffriva di epilessia da molti anni, patologia che la vita carceraria avrebbe aggravato, tanto che nel solo mese di Dicembre era stato ricoverato due volte in ospedale.

Il 13 dicembre, la madre e la moglie che erano andate a visitarlo in carcere, notarono il suo stato confusionale, ed insistettero affinchè fosse accompagnato in ospedale. Ricoverato per tre giorni nel reparto psichiatrico del nosocomio di Biceglie, gli fu diagnosticato un forte stato anioso oltre alla già citata epilessia. I medici dell’ ospedale avrebbero disposto il suo trasferimento nel reparto neurologia, ma invece dopo la dimissione da psichiatria fu riportato in carcere. Stessa cosa il 22 dicembre: questa volta la sua degenza in ospedale durò solo poche ore, prima di rientrare dietro le sbarre. I legali del giovane chiesero alla Procura di Trani di far luce sulla compatibilità del giovane col regime carcerario ed il 27 dicembre fu presentata un’ istanza per farlo trasferire in una struttura dotata di reparto specialistico, a seguito della relazione del prof. Luigi Specchio, docente di psichiatria all’ università di Foggia. Il 31 dicembre Durante morì.

Ma se la vicenda è triste, sono agghiaccianti i particolari emersi. La madre di Durante, la signora Ornella, vide l’ ultima volta il figlio la vigilia di Natale: era su una sedia a rotelle e non riusciva a muoversi nè a parlare. La relazione del professor Spechio, datata 29 dicembre, si conclude così: “….le condizioni di salute in cui versa Durante Gregorio, anche considerando la sua storia clinica remota, fanno sospettare ad una ricaduta di uno screzio encefalitico. In tale situazione si impone ricovero urgente in un reparto specialistico per le dovute terapie”. Nessun esame invece pare sia stato fatto dai medici del carcere, che, alle domande della madre, si limitavano a fare spallucce, secondo il racconto della donna. La donna consegnò delle cartelle cliniche ad un medico del carcere, le quali attestavano che nel 2003 Gregorio avesse subito una grave ricaduta dell’ encefalite che lo aveva colpito nel 1995, causandone l’ epilessia. Il medico liquidò la signora dicendo che erano cartelle vecchie!  Il giovane era costretto ad assumere quotidianamente dei particolari farmaci che gli consentivano di vivere normalmente.

Ma una volta trasferito dal carcere di Bari a quello di Trani, gli fu sospesa la terapia. Gli somministravano solo il gardenale (sedativo generale). Il farmaco più importante per la sua vita, il  Tolep, gli fu sospeso. Alla richiesta del Durante di riceverlo, la risposta del direttore sanitario fu che nel carcere non lo passavano, e non potevano mica andarlo a prendere proprio per lui? Ma alla prima crisi, il farmaco fu trovato, ma ormai, secondo la madre Ornella, gli equilibri del figlio erano già saltati.

Dal 22 dicembre fino al giorno della sua morte Durante non rispondeva agli stimoli esterni. Gli veniva dato da bere con una siringa nella bocca. Secondo i medici, il giovane simulava, e per questo motivo era stato anche trasferito in cella di isolamento, come punizione. Ora sono in tutto 14 gli indagati per la morte di Gregorio Durante. Il sindacato di polizia carceraria ribadisce che chi ha sbagliato con Durante dovrà pagare, ma respinge eventuali responsabilità delle guardie carcerarie.

 

Per un piccolo spacciatore gravemente malato morto in carcere per negligenze del personale penitenziario, due killer della sacra corona unita ed un uomo che fece evadere un ergastolano, escono invece dalle sbarre!!!

Oronzo De Trane e Nicola Montinaro, di Lecce, sono tornati in libertà nonostante siano entrambi sotto processo per omicidi di mafia. La corte d’ assise di appello di Lecce ha accolto le istanze degli av vocati difensori sulla decorrenza dei termini di custodia cautelare. De Trane era recluso dal 2002, accusato, oltre all’ omicidio di William Vincenti, e del concorso nell’ omicidio di Roberto Scippa, anche di spaccio di droga e dell’ omicidio di Mario Carroppo .Montinaro era in carcere dal 2003. Oltre ad essere accusato di esecuzione materiale dei due omicidi succitati, è anche ritenuto uno degli estorsori per conto del clan mafioso di Filippo Cerfeda.

Per la cronaca William Vincenti, 19 anni, fu colpito da una sventagliata di mitra nel 2002 e morì dopo cinque mesi d’ agonia. Roberto Scippa, 35 anni, fu ucciso nel 2001 ed il corpo gettato in un pozzo. Fu il pentito Franco Vincenti a confermare questo omicidio e ad indicare il pozzo in cui fu sepolto Scippa. Ma gli affiliati della SCU, appresa la notizoa del pentimento del boss, fecero in tempo a spostare i resti dell’ uomo prima che gli investigatori potessero recuperarli. A tutt’ oggi, il corpo non è stato mai rinvenuto. Mario Carroppo invece fu ucciso nel 2002 a 51 anni.

Ma la cosa che fa veramente sconcertare è che gli addetti ai lavori non ritengono questi tempi giudiziari troppo lunghi, trattandosi di processi di mafia, ma nella norma!!! Naturalmente, fino al verdetto definitivo, ogni imputato deve essere considerato possibile innocente, ma trattandosi di personaggi notoriamente legati ad uno dei clan più sanguinosi che abbia mai conosciuto il Salento, bè, resta solo da definire il ruolo preciso che hanno avuto negli omicidi, in quanto la certezza che siano comunque responsabili è pressocchè totale. E’ molto probabile, dunque, che le scarcerazioni vengano presto impugnate davanti al tribunale del riesame. Ma intanto i due sono liberi. E se magari si dessero alla latitanza?

Ancora più patetiche le circostanze che hanno permesso la scarcerazione di Alessandro Ancora, l’ uomo che nel 2003 aiutò il boss ergastolano Cristian Pepe ad evadere. Il processo non si farà per OMESSA NOTIFICA DELL’ AVVISO DI CONCLUSIONE DELL’ INDAGINE!!!!! Questo è uno di quei casi in cui il cittadino che ha sete di giustizia si fa la fatidica domanda: “COME SI FA AD OMETTERE DELLE NOTIFICHE PER UN PROCESSO DI MAFIA? CHI SI SARA’ “DIMENTICATO” DI FARE CIO’, NON L’ AVRA’ PER CASO FATTO IN MALAFEDE?” Questo fatto desta ancor più clamore se si pensa che l’ evaso, Pepe, a due settimane dall’ evasione, uccise il gestore del Bar papaya: Antonio Fiorentino. FIORENTINO NON ERA UN MAFIOSO, MA UN SEMPLICE COMMERCIANTE. FU UCCISO SU ORDINE DEL BOSS FILIPPO CERFEDA (LO HA AMMASSO LO STESSO CERFEDA) ALLO SCOPO DI CREARE IL TERRORE FRA I COMMERCIANTI LECCESI ED INDURLI A PAGARE DOCILMENTE IL PIZZO!!!

Questa è la giustizia italiana. Un paese dove i delitti rimangono impuniti, indipendentemente che si trovino o meno i responabili. Più il reato è grave, meno probabilità si hanno di finire in carcere. Un paese dove i killer mafiosi escono per decorrenza dei termini. Un paese dove un organismo chiamato EQUITALIA ha facoltà di pignorarti la casa per una multa non pagata. Un paese dove i killer ex brigatisti vengono assunti al ministero. Un paese dove un ragazzo che sì, certamente, delinque, ma più che altro perchè ha la disgrazia di essere un tossicodipendente (Stefano Cucchi) e magari pure gravemente malato e segnato da un’ infanzia complicata (come, appunto, Gregorio Durante) viene buttato in cella e lasciato morire tristemente.

Su questo sistema giudiziario, personalmente, ci scatarro su. La speranza è che, in questo mare di merda, ci siano almeno pochi magistrati ed inquirenti onesti e competenti, che possano, ogni tanto, fare GIUSTIZIA!!!!

m78dablogger

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4 thoughts on “CARCERE: ENTRARE PER UN REATO MINORE E MORIRCI; ENTRARE PER OMICIDIO ED USCIRNE PER DECORRENZA TERMINI

  1. Caro scrittore sono la moglie di montanaro prima di scrivere e pregato di informarsi bene dico bene esulle modalità del accaduto se accaduto si puo kiamare……….

    • gentile signora,
      scrissi questo articolo assemblando altri articoli dalla carta stampata, in particolare da NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA, che riporta QUESTE modalità. Posso quindi prendermi la responsabilità sulle mie idee personali, esposte nell’ articolo, giacchè questo non è un blog giornalistico, per cui mi concedo la libertà di esprimere la mia opinione, ma la cronaca dei fatti, è quella riportata dai principali organi di informazione. Ad ogni modo, questo blog è aperto a tutte le verità, per cui, in qualsiasi momento voglia darci la Sua verità, sarà benvenuta. Io posso solo augurare a Lei, a Suo marito, ed a tutte le persone coinvolte, di avere giustizia, qualunque essa sia.

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