EQUITALIA DEVE SPARIRE DALLA FACCIA DELLA TERRA

 Nelle ultime settimane, a seguito di una serie di attentati ai danni degli uffici e della dirigenza di Equitalia, si è parlato molto di questo istituto, del suo ruolo e dell’effetto che ha sull’economia reale in Italia. Lo scopo di questo articolo è fare un passo indietro per capire cosa sia, quali siano le sue funzioni e quali i problemi nella gestione della sua attività quotidiana.

Equitalia è la società per azioni, a totale capitale pubblico (51% in mano all’Agenzia delle entrate e 49% all’Inps), incaricata dell’esercizio dell’attività di riscossione nazionale dei tributi e contributi. Il suo fine è quello di contribuire a realizzare una maggiore equità fiscale, dando impulso all’efficacia della riscossione attraverso la riduzione dei costi a carico dello Stato e la semplificazione del rapporto con il contribuente.

Dal 1° ottobre 2006 un decreto legge ha ricondotto l’attività di riscossione sotto l’ombrello pubblico, attribuendo le relative funzioni all’Agenzia delle entrate che le esercita tramite Equitalia (da ottobre2006 amarzo 2007 il nome era Riscossione SpA). In precedenza tale compito era affidato in concessione a circa 40 enti tra istituti bancari e privati.

Equitalia è un gruppo composto dalla holding Equitalia SpA che controlla Equitalia Giustizia, Equitalia Servizi  e 3 Agenti della riscossione presenti sul territorio nazionale (tranne in Sicilia).

La riorganizzazione del Gruppo realizzata nel2011 hasegnato il passaggio da16 a3 Agenti della riscossione: Equitalia Nord, Equitalia Centro, Equitalia Sud.

– Equitalia spa ha funzioni prevalentemente strategiche, di indirizzo e controllo dell’attività degli agenti della riscossione, mentre gli agenti si occupano degli aspetti operativi della riscossione, gestendo gli sportelli e i rapporti con i contribuenti e con gli enti.
– Equitalia Servizi supporta gli agenti della riscossione sia come fornitore di soluzioni tecnologiche sia come interfaccia con gli enti.
– Equitalia Giustizia si occupa della riscossione delle spese di giustizia e delle pene pecuniarie conseguenti ai provvedimenti giudiziari passati in giudicato o diventati definitivi

Questi sono gli obiettivi dichiarati del gruppo (citando il loro sito internet):

  • costruire con l’Agenzia delle entrate un governo unitario dell’azione di accertamento e di riscossione mediante ruolo(*) , che garantisca uniformità di indirizzi, massimizzazione dell’efficacia della riscossione e ottimizzazione del rapporto con il contribuente;
  • armonizzare le procedure e i comportamenti operativi su tutto il territorio nazionale nell’attività di riscossione coattiva ( dovuta a un inadempimento del contribuente)
  • introdurre un approccio al contribuente basato anche sulla possibilità di utilizzo di più efficaci strumenti di relazione, focalizzato sulla riscossione, orientato all’ascolto dei cittadini e all’efficacia dei risultati.

Riprendendo il sito di Equitalia, gli obiettivi sopradetti rispondono alla necessità di produrre un forte effetto di deterrenza all’evasione, fine istituzionale primario di Equitalia e scopo principale dell’intero sistema di riscossione tributi. L’integrazione degli Agenti della riscossione nell’ambito di un unico Gruppo ha consentito la costruzione di un’unica squadra di specialisti, con lo scopo di armonizzare gli aspetti procedurali e creare una nuova relazione con il pubblico. Attualmente lavorano in Equitalia più di 8 mila persone, accomunate dalla medesima cultura e dagli stessi obiettivi.

Fino ad ora abbiamo visto cosa è Equitalia, cosa fa e a quale scopo. Ma tutto il clamore mediatico degli ultimi giorni dovuto agli attentati alle sedi e ai dirigenti di Equitalia è stato sollevato perché la gestione di queste operazioni è spesso problematica. Vediamo cosa può accadere praticamente nella vita quotidiana di tutti i giorni

Equitalia è stata molto criticata per la sua lentezza amministrativa, per i tassi di interesse molto elevati e per la facilità con la quale ricorre al pignoramento di beni. La lentezza amministrativa ha l’effetto di fare aumentare gli interessi in maniera incontrollata, favorita dai tassi di interesse, definiti più volte da usura. Il pignoramento di beni spesso avviene a fronte di debiti relativamente modesti, la cui entità non può giustificare in alcun modo misure drastiche come le ipoteche su abitazioni e aziende di valore centinaia di volte maggiore della somma dovuta.  L’inefficienza amministrativa di Equitalia è tale che molto spesso il debitore non sa neanche di avere la casa ipotecata; succedere infatti che una modesta multa stradale nel corso del tempo lieviti a causa della stessa inefficienza di Equitalia, rendendo difficile il pagamento (in particolar modo per una persona che non vive in una situazione economica agiata) e causando quindi il pignoramento di immobili o il fermo amministrativo di veicoli.

E’ il caso, ad esempio, dello storico e sociologo Marco Revelli, colpito da ipoteca su una sua proprietà per non aver pagato quattro multe di divieto di sosta e un canone Rai. Il professore, mancando dall’Italia, non riceve la notifica delle multe e riceve una cartella esattoriale iniziale di 700 euro, che in poco più di un anno diventano 1100. Aquesto punto parte la procedura moratoria e la procedura di ipoteca della casa (che lui dice essere di valore almeno 100 volte superiore.) e il debito diventa di 1903 euro. Accortosi di questa procedura rientra in Italia e si precipita a pagare come racconta: «Quando ho ricevuto la notifica mi sono precipitato a pagare, ma ho fatto subito presente allo sportello che mi sembrava una vera barbarie. Io per fortuna potevo pagare, tra l´altro sono dovuto andare in banca a prelevare i contanti perché non prendevano un assegno, ma ho subito pensato a tutte le persone che possono rischiare di rimanere strozzate da una procedura simile: è una vera ingiustizia punire così severamente per un debito tutto sommato ben più esiguo del valore di una casa…E´ un sistema barbarico, dedicherò volentieri del tempo a promuovere o appoggiare, nel caso che venga fatta, una class action contro Equitalia.

Un altro problema sollevato è quello delle cosiddette cartelle pazze (cartelle esattoriali contenenti errori palesi come: errato intestatario, richiesta di pagamenti non dovuti o già effettuati) inviate da Equitalia diverse manifestazioni si sono tenute specialmente in Sardegna. Equitalia ha dovuto presentare anche scuse ufficiali e in seguito sono state anche approvate procedure di autocertificazione (spesso non pubblicizzate a dovere) per poter presentare ricorso.

Un esempio di cartella pazza? Ben 309.900.000.000,58 euro, (trecentonove miliardi, avete letto bene), da pagarsi subito presso gli sportelli dell’Agente della riscossione.. I miliardi in questione sono stati richiesti ad un operaio 40enne di Reggio Emilia. Tra tanti casi disperati, ce n’è pure qualcuno al limite del ridicolo. La signora Maria Lidia Picchiri, titolare di un’azienda consorziata con l’Aci di Cagliari quando ha aperto la busta di Equitalia non ha creduto ai suoi occhi. Per un debito di cinque centesimi del 2009 le chiedeva 62,03 euro, 1.240 volte in più rispetto alla cifra originaria. «Quei cinque centesimi in meno», ha detto l’imprenditrice all’Unione Sarda, «sono sicuramente il frutto di un errore materiale dell’impiegato che ha trascritto male la cifra». Ma Equitalia non perdona e il conto con interesse deve essere saldato.

Un altro esempio di “cartella pazza” (dal blog “piovono rane” de L’Espresso: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/01/02/equitalia-e-la-mia-tassa-sui-rifiuti/) che chiarisce perfettamente il meccanismo è quello capitato a un lavoratore dipendente di Roma che un giorno si è visto recapitare un avviso relativo a un ‘mancato pagamento’ piuttosto vecchio.

Racconta: “Non era granché, ma mi giravano le palle perché – distrazione permettendo – di solito pago tutto, più che altro perché sono un ipocondriaco dei debiti.” Bene: il pagamento richiesto si riferiva a una tassa sui rifiuti del Duemila e rotti per un appartamento di Milano che aveva venduto nel 1992. Così ha inviato lettera a Equitalia spiegando l’errore, con allegata fotocopia del rogito della casa. Ma le cartelle continuavano ad arrivare, sempre più minacciose. Così si è recato in una sede Equitalia, in cui un cui gentile funzionario alla fine ha spiegato papale: «Noi non c’entriamo niente…Se a noi una pubblica amministrazione dice di riscuotere del denaro, noi dobbiamo riscuoterlo. Se ha sbagliato la pubblica amministrazione, se la veda con loro». Insomma, dice “il meccanismo è che loro minacciano sfracelli per conto terzi senza sapere se questi terzi hanno ragione o torto. Un po’ come se io andassi dal mio nerboruto amico Piero e gli dicessi che Giovanni mi deve cento euro. Se riesce a farseli dare lui, gliene lascio dieci. Piero non sa se davvero Giovanni mi deve cento euro, però va a prenderlo per la collottola per farsi dare il centone.”

Da questo esempio risulta chiara la complessità della procedura. Certo, probabilmente figlia di un Paese di furbi dove l’evasione è tale e tanta che lo Stato è costretto a chiamare i bulli del quartiere per farsele pagare. Ma sembra un metodo piuttosto sbilenco. La domanda finale del diretto interessato è la domanda centrale di tutta la questione Equitalia: “Non sarebbe un filo più corretto che i soldi venissero chiesti dal presunto creditore, non da uno che per sua ammissione non c’entra niente?”   

Nell’ultimo periodo ci si è resi conto della situazione e si è tentato di arginare il problema: il 22 febbraio 2011 è intervenuta la Cassazione che con un´importante sentenza ha stabilito che la procedura di ipoteca su un immobile non può essere applicata per debiti inferiori a 8000 euro. Da Equitalia spiegano: «Noi ci siamo subito adeguati. Sotto gli 8000 euro infatti l´ipoteca non viene più applicata e a chi ce l´ha già ora viene cancellata. Ma fino alla sentenza abbiamo agito in buona fede: la normativa era poco chiara e noi eravamo supportati da un certo orientamento, e il fatto stesso che sia intervenuta la Cassazione è una conferma del fatto che potevano esistere più interpretazioni. Era sicuramente necessario un intervento chiarificatore.” Continuano da Equitalia: “Quello che la gente non sa  è che applichiamo solo interessi che sono tutti stabiliti dalla legge e vengono poi riversati agli enti creditori: interessi e sanzioni non vengono in tasca a noi, ma è la legge che li fissa così alti per disincentivare l´evasione». E «la batosta» arriva solo al termine di un percorso: “L´ipoteca, come le altre procedure cautelari, non scatta all´improvviso. Arriva dopo che il contribuente ha ricevuto la cartella, che deve saldare entro 60 giorni. Ci sono avvisi e solleciti che rendono consapevoli del debito.”

Nella recente manovra Salva-Italia del governo Monti è prevista la cancellazione dell’aggio del 9% che Equitalia incassa sui debiti che deve riscuotere, e questa sembra essere una buona notizia. Ora, infatti, sarà lo Stato a stabilire la percentuale a seconda del servizio. Percentuale che, hanno assicurato, sarà inferiore comunque al 9%. Inoltre d’ora in poi i beni pignorati non saranno più messi all’asta ma potranno essere riacquistati dai proprietari dopo l’ok dell’agente di riscossione.

C’è però un grosso aspetto negativo, sottolineato da un recentissimo articolo su L’Espresso (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/equitalia-pagare-e-unodissea/2170929/1111), ed è il fatto che nel cosiddetto pacchetto Salva-Italia è inserita una norma che impedisce il pagamento di somme superiori ai 1000 euro in contanti. Presso quasi tutti gli sportelli di Equitalia, infatti, fa bella mostra di sé dal 23 dicembre 2011 un cartello che avverte gli ‘utenti’ del divieto di operare transazioni economiche per contanti per il pagamento di somme superiori ai 999 euro. Logico quindi pensare che, per compensazione, si possa ricorrere alla tanto promossa ‘moneta elettronica’. Da Equitalia, però, non viene accettata alcuna carta di credito. Il motivo è semplice: l’ente creditore non può farsi carico dei costi delle commissioni (variabili dal 2 al 4%) per il pagamento di tributi. Lo stesso vale anche per il Postamat, il bancomat emesso ai correntisti Bancoposta.

Nessun problema di accettazione, invece, per chi vuole pagare con un normale Pagobancomat, ma qui scatta il secondo lacciolo, stavolta di natura bancaria. La tessera, infatti, ha un plafond medio di spesa per l’acquisto di beni (e il pagamento a Equitalia rientra stranamente in questa tipologia) che ‘copre’ fino a 1500 euro. Difficilissimo vederselo alzato, anche per una sola operazione, a una soglia più elevata. Molto più facile, invece, farsi alzare dalla banca la soglia massima di prelievo contanti presso gli sportelli bancomat, operazione che però appare ora quanto mai inutile, visto che presentarsi nelle sedi di Equitalia con il denaro alla mano non significa riuscire a saldare le proprie pendenze.
Quindi, come paga, allo sportello, chi ha un debito con Equitalia superiore, per esempio, a 3000 euro? In un unico modo, con un assegno circolare, emesso a favore di un ben preciso soggetto (il nome di Equitalia cambia a seconda della zona geografica di competenza) da parte di un istituto di credito riconosciuto. Un bel passo indietro dover andare in banca a chiedere l’emissione di un assegno circolare, soprattutto nell’epoca dei conti e delle banche on line che, non avendo sportelli e filiali, il circolare lo devono spedire a casa, con almeno cinque giorni lavorativi d’attesa.

Concludendo è possibile affermare che  la riorganizzazione di Equitalia non abbia portato risultati concreti e positivi nella raccolta dei debiti e soprattutto come deterrente all’evasione fiscale. Restano grossi problemi dovuti alla gestione delle procedure che portano a casi al limite del surreale, e resta il problema di non poter saldare gli importi dovuti tramite carta di credito (in questo modo tutto sarebbe tracciato e più veloce).

Ad ogni modo, la soluzione migliore sarebbe liberarsi di Equitalia e riformare il sistema delle riscossioni tributi. Viso che spedire i pacchi bomba, come qualcuno sta già facendo, è illegale, l’ iniziativa migliore, al momento è quella attuata da FEDERCONTRIBUENTI. Firmare può voler dire salvare, un giorno, le nostre proprietà da pignoramento per un debituccio di poche centinaia di euro.

http://quotidianofedercontribuenti.com/2012/01/04/parte-la-raccolta-firme-per-lo-scioglimento-di-equitalia-on-line-e-dal-15-gennaio-con-bamchetti-in-tutta-italia/

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* Per “riscossione mediante ruolo” si intende un procedimento volto al recupero di somme di denaro che i cittadini devono agli enti pubblici. Tali somme possono essere dovute per debiti di natura tributaria (per esempio, IVA o Irpef) oppure di natura non tributaria (per esempio, una multa. Il procedimento si attiva solo dopo che l’ente al quale devi la somma abbia accertato il debito, cioè dopo che l’ente avrà formalmente quantificato la somma dovuta, avrà motivato la pretesa e intimato il pagamento. Ciò avviene, tipicamente, con la notifica dell’“avviso di accertamento”. Per esempio, nel caso di un debito di natura tributaria (per esempio, bollo auto) ti sarà inviato un atto, con il quale ti sarà spiegato che non hai pagato quanto dovuto in relazione a specifici periodi di imposta, verrà calcolato quanto devi e ti sarà intimato di versare la somma. Ecco questo è l’avviso di accertamento. Solo dopo la notifica di tale atto, se persisterai nell’inadempienza, si attiverà il procedimento di riscossione mediante ruolo. Quindi se non hai pagato un tributo sei debitore dell’Agenzia delle Entrate e questa si rivolgerà a Equitalia Spa per recuperare la somma. Nel caso di una multa, sarà il verbale redatto dai vigili a costituire l’accertamento. Solo dopo la notifica di esso (o la consegna, nel caso di contestazione immediata) sarà attivato il procedimento di riscossione, se persisterai nell’inadempienza. Quindi se non hai pagato una multa elevata dai Vigili Urbani, sei debitore nei confronti del Comune. Il comune si rivolgerà a Equitalia Spa per recuperare la somma.

CARCERE: ENTRARE PER UN REATO MINORE E MORIRCI; ENTRARE PER OMICIDIO ED USCIRNE PER DECORRENZA TERMINI

Come si intuisce dal titolo, in questo articolo tratteremo di due casi di malagiustizia avvenuti due giorni fa.

E’ doveroso fare una premessa: chi vi scrive ritiene che i criminali meritini il carcere e meritino di sopportarne i disagi: in altre parole, non m’ importa di chi si lamenta per carceri sovraffollati, cibo scadente e disagi vari. In carcere si va per scontare una pena, non per fare la vacanza. Il carcere deve essere luogo di espiazione, per cui, se i detenuti sono stipati come sardine, ben gli stà!

Ma il carcere deve essere anche luogo di recupero e reinserimento: coloro che non sono criminali incalliti, hanno il diritto di essere messi in condizioni favorevoli per non dover commettere nuovi sbagli.

Vanno perciò distinti  detenuti veramente pericolosi (omicidi, mafiosi, stupratori, pedofili, grossi evasori fiscali) da coloro che in carcere si trovano per aver commesso dei reati dettati da un disagio psicologico, sociale o economico (ad esempio tossicodipendenti, ladruncoli, piccoli imprenditori che han frodato il fisco per salvare la propria azienda, detenuti per reati legati a ragioni politiche che non siano assassini o politicanti professionisti che hanno intascato tangenti, eccetera.)Questi  detenuti non sono veri e propri criminali, e per loro sarebbero più opportune misure alternative al carcere. Ma per i criminali incorreggibili ed incalliti no, nessuna pietà!!!

Purtroppo, invece, nelle carceri italiane ci sono spesso troppi “pesci piccoli”, mentre troppo spesso chi si macchia di reati ben più gravi, quando non riesce ad evitare le sbarre, ottiene comunque trattamenti più decenti rispetto ai poveracci.

Nel carcere di Trani si è consumata una tragedia che ha molte analogie col caso di Stefano Cucchi. Gregori Durante, arrestato per traffico di droga e lesioni, e figlio del noto Giuseppe Durante, che negli anni 80 uccise l’ assessore di Nardò Renata Fonte, è morto il 31 dicembre a causa delle sue precarie condizioni di salute. Il giovane soffriva di epilessia da molti anni, patologia che la vita carceraria avrebbe aggravato, tanto che nel solo mese di Dicembre era stato ricoverato due volte in ospedale.

Il 13 dicembre, la madre e la moglie che erano andate a visitarlo in carcere, notarono il suo stato confusionale, ed insistettero affinchè fosse accompagnato in ospedale. Ricoverato per tre giorni nel reparto psichiatrico del nosocomio di Biceglie, gli fu diagnosticato un forte stato anioso oltre alla già citata epilessia. I medici dell’ ospedale avrebbero disposto il suo trasferimento nel reparto neurologia, ma invece dopo la dimissione da psichiatria fu riportato in carcere. Stessa cosa il 22 dicembre: questa volta la sua degenza in ospedale durò solo poche ore, prima di rientrare dietro le sbarre. I legali del giovane chiesero alla Procura di Trani di far luce sulla compatibilità del giovane col regime carcerario ed il 27 dicembre fu presentata un’ istanza per farlo trasferire in una struttura dotata di reparto specialistico, a seguito della relazione del prof. Luigi Specchio, docente di psichiatria all’ università di Foggia. Il 31 dicembre Durante morì.

Ma se la vicenda è triste, sono agghiaccianti i particolari emersi. La madre di Durante, la signora Ornella, vide l’ ultima volta il figlio la vigilia di Natale: era su una sedia a rotelle e non riusciva a muoversi nè a parlare. La relazione del professor Spechio, datata 29 dicembre, si conclude così: “….le condizioni di salute in cui versa Durante Gregorio, anche considerando la sua storia clinica remota, fanno sospettare ad una ricaduta di uno screzio encefalitico. In tale situazione si impone ricovero urgente in un reparto specialistico per le dovute terapie”. Nessun esame invece pare sia stato fatto dai medici del carcere, che, alle domande della madre, si limitavano a fare spallucce, secondo il racconto della donna. La donna consegnò delle cartelle cliniche ad un medico del carcere, le quali attestavano che nel 2003 Gregorio avesse subito una grave ricaduta dell’ encefalite che lo aveva colpito nel 1995, causandone l’ epilessia. Il medico liquidò la signora dicendo che erano cartelle vecchie!  Il giovane era costretto ad assumere quotidianamente dei particolari farmaci che gli consentivano di vivere normalmente.

Ma una volta trasferito dal carcere di Bari a quello di Trani, gli fu sospesa la terapia. Gli somministravano solo il gardenale (sedativo generale). Il farmaco più importante per la sua vita, il  Tolep, gli fu sospeso. Alla richiesta del Durante di riceverlo, la risposta del direttore sanitario fu che nel carcere non lo passavano, e non potevano mica andarlo a prendere proprio per lui? Ma alla prima crisi, il farmaco fu trovato, ma ormai, secondo la madre Ornella, gli equilibri del figlio erano già saltati.

Dal 22 dicembre fino al giorno della sua morte Durante non rispondeva agli stimoli esterni. Gli veniva dato da bere con una siringa nella bocca. Secondo i medici, il giovane simulava, e per questo motivo era stato anche trasferito in cella di isolamento, come punizione. Ora sono in tutto 14 gli indagati per la morte di Gregorio Durante. Il sindacato di polizia carceraria ribadisce che chi ha sbagliato con Durante dovrà pagare, ma respinge eventuali responsabilità delle guardie carcerarie.

 

Per un piccolo spacciatore gravemente malato morto in carcere per negligenze del personale penitenziario, due killer della sacra corona unita ed un uomo che fece evadere un ergastolano, escono invece dalle sbarre!!!

Oronzo De Trane e Nicola Montinaro, di Lecce, sono tornati in libertà nonostante siano entrambi sotto processo per omicidi di mafia. La corte d’ assise di appello di Lecce ha accolto le istanze degli av vocati difensori sulla decorrenza dei termini di custodia cautelare. De Trane era recluso dal 2002, accusato, oltre all’ omicidio di William Vincenti, e del concorso nell’ omicidio di Roberto Scippa, anche di spaccio di droga e dell’ omicidio di Mario Carroppo .Montinaro era in carcere dal 2003. Oltre ad essere accusato di esecuzione materiale dei due omicidi succitati, è anche ritenuto uno degli estorsori per conto del clan mafioso di Filippo Cerfeda.

Per la cronaca William Vincenti, 19 anni, fu colpito da una sventagliata di mitra nel 2002 e morì dopo cinque mesi d’ agonia. Roberto Scippa, 35 anni, fu ucciso nel 2001 ed il corpo gettato in un pozzo. Fu il pentito Franco Vincenti a confermare questo omicidio e ad indicare il pozzo in cui fu sepolto Scippa. Ma gli affiliati della SCU, appresa la notizoa del pentimento del boss, fecero in tempo a spostare i resti dell’ uomo prima che gli investigatori potessero recuperarli. A tutt’ oggi, il corpo non è stato mai rinvenuto. Mario Carroppo invece fu ucciso nel 2002 a 51 anni.

Ma la cosa che fa veramente sconcertare è che gli addetti ai lavori non ritengono questi tempi giudiziari troppo lunghi, trattandosi di processi di mafia, ma nella norma!!! Naturalmente, fino al verdetto definitivo, ogni imputato deve essere considerato possibile innocente, ma trattandosi di personaggi notoriamente legati ad uno dei clan più sanguinosi che abbia mai conosciuto il Salento, bè, resta solo da definire il ruolo preciso che hanno avuto negli omicidi, in quanto la certezza che siano comunque responsabili è pressocchè totale. E’ molto probabile, dunque, che le scarcerazioni vengano presto impugnate davanti al tribunale del riesame. Ma intanto i due sono liberi. E se magari si dessero alla latitanza?

Ancora più patetiche le circostanze che hanno permesso la scarcerazione di Alessandro Ancora, l’ uomo che nel 2003 aiutò il boss ergastolano Cristian Pepe ad evadere. Il processo non si farà per OMESSA NOTIFICA DELL’ AVVISO DI CONCLUSIONE DELL’ INDAGINE!!!!! Questo è uno di quei casi in cui il cittadino che ha sete di giustizia si fa la fatidica domanda: “COME SI FA AD OMETTERE DELLE NOTIFICHE PER UN PROCESSO DI MAFIA? CHI SI SARA’ “DIMENTICATO” DI FARE CIO’, NON L’ AVRA’ PER CASO FATTO IN MALAFEDE?” Questo fatto desta ancor più clamore se si pensa che l’ evaso, Pepe, a due settimane dall’ evasione, uccise il gestore del Bar papaya: Antonio Fiorentino. FIORENTINO NON ERA UN MAFIOSO, MA UN SEMPLICE COMMERCIANTE. FU UCCISO SU ORDINE DEL BOSS FILIPPO CERFEDA (LO HA AMMASSO LO STESSO CERFEDA) ALLO SCOPO DI CREARE IL TERRORE FRA I COMMERCIANTI LECCESI ED INDURLI A PAGARE DOCILMENTE IL PIZZO!!!

Questa è la giustizia italiana. Un paese dove i delitti rimangono impuniti, indipendentemente che si trovino o meno i responabili. Più il reato è grave, meno probabilità si hanno di finire in carcere. Un paese dove i killer mafiosi escono per decorrenza dei termini. Un paese dove un organismo chiamato EQUITALIA ha facoltà di pignorarti la casa per una multa non pagata. Un paese dove i killer ex brigatisti vengono assunti al ministero. Un paese dove un ragazzo che sì, certamente, delinque, ma più che altro perchè ha la disgrazia di essere un tossicodipendente (Stefano Cucchi) e magari pure gravemente malato e segnato da un’ infanzia complicata (come, appunto, Gregorio Durante) viene buttato in cella e lasciato morire tristemente.

Su questo sistema giudiziario, personalmente, ci scatarro su. La speranza è che, in questo mare di merda, ci siano almeno pochi magistrati ed inquirenti onesti e competenti, che possano, ogni tanto, fare GIUSTIZIA!!!!

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