LE CATENE DELL’ IGNORANZA DURE A MORIRE.

Il 10 settembre scorso a Roma, moriva paola Caputo, studentessa 24enne di Guagnano, durante la pratica dello “shibari“, una variante sessuale riconducibile al sadomasochismo. La giovane, al momento della tragedia, si accingeva a compiere questo atto con un’ amica e con Soter Mulè, ingegnere 42enne, che è stato accusato di omicidio colposo(per ora) e di lesioni nei confronti dell’ altra ragazza(anche lei vittima di un malore, per fortuna con comseguenze non nefaste). Nell’ ambiente degli appassionati shibari, Mulè era considerato un esperto nel praticare i nodi, che sono alla base di questa pratica sessuale, nonchè era considerato in grado di prestare soccorso in caso di incidenti. Anche se le televisioni ci hanno propinato ampiamente il fatto, ricordiamo brevemente che nello shibari il “conducente” appende il, o i, partner ad una trave legandolo con delle corde, alcuni dicono fino al collo, altri asseriscono che il collo vada lasciato libero. Ad ogni modo, Paola è morta soffocata, e Mulè è ai domiciliari. Due giorni fa, è arrivata ai genitori di Paola una lettera di Mulè, in cui, probabilmente, l’ ingegnere avrebbe chiesto perdono(tra l’ altro, considerata l’ amicizia che univa Soter a Paola, i genitori di quest’ ultima lo conoscevano personalmente). I due coniugi hanno rispedito la lettera al mittente senza neanche leggerla.

Tutto il paese di Guagnano, nel momento della tragedia, si è stretto intorno alla famiglia della sfortunata ragazza, famiglia che, insieme al parroco del paese, ha subito cercato di “mondare” l’ immagine post-mortem di Paola, ricordandola come una ragazza allegra, dolce, disponibile, addirittura faceva la catechista in parrocchia. Però, notava il parroco, da quando si era trasferita a Roma, come un velo di tristezza offuscava il suo sguardo, a tradire il disagio che la ragazza provava per essere finita in un giro di “pervertiti” che l’ ha spinta alla lussuria più sfrenata, magari anche drogandola.

Ci risiamo!!! Il solito meccanismo di difesa che scatta in tutti noi, quando non vogliamo ammettere i “difetti” di un nostro congiunto, addossando il ruolo di untori alle “cattive compagnie”. Ma, al di là del comprensibile dolore per la perdita di una figlia, al di là anche della comprensibile (ma ingiusta) vergogna che si può provare sapendo come i paesanotti avranno bisbigliato su quella doppia vita di Paola, una ragazza semplice, umile, allegra e cattolica praticante, non può avere dei gusti per dei particolari giochi sessuali? perchè ciò deve sembrarci strano e deve scandalizzarci? Perchè si vuol cercare nel povero Mulè(che starà passando le pene dell’ inferno, ed a cui non andrebbe addossato neanche l’ omicidio colposo, in quanto è stata solo una fatale disgrazia, e Paola era consenziente) il capro espiatorio? L’ incarnazione del male? Forse perchè in realtà si vuol cercare la perversione nella città giunglesca e perversa(che sicuramente non è un calderone di umanità e buoni valori, d’ accordo!) e non si vuole ammettere che, se Paola è stata uccisa materialmente dalle corde con cui giocava, moralmente si sarà sentita frustrata dallo squallore del paesino che la teneva incatenata al suo moralismo da oratorio. Probabilmente, solo a Roma, potendo vivere appieno la sua sessualità Paola si sarà sentita libera da quell’ ipocrita oppressione. Ipocrita, si!!! La stessa ipocrisia di chi sarà andato a dare le condoglianze alla famiglia, per poi lasciarsi sfuggire i soliti commenti preconfezionati: “A sapere ce cumbinava a Roma!” “Paria na Vagnona tantu garbata!” “a quai facia la santa e a dai la zoccula!”. Chissà quante volte, i paesani di Paola stretti a lutto, avranno ripetuto queste o simili frasi. Perchè possiamo batterci il petto finchè vogliamo, ma è e sarà così: una ragazza emancipata è una troia, un uomo, anche sposato, che ha altre amanti, è un playboy.

m78dablogger

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