IMMIGRAZIONE E BUONISMO: DAL DITO AL BRACCIO

Noi italiani in generale, e noi salentini in particolare, conosciamo bene cos’ è l’ emigrazione. Lo sappiamo per averla vissuta, magari direttamente, essendo stati costretti, nella vita, ad abbandonare la nostra terra natia per cercare condizioni di lavoro migliori. E non importa se non ci siamo spostati in un’ altra nazione, ma solo in una diversa città italiana: chi ci ha provato, sa che l’ Italia non è una nazione omogenea, e bastano poche centinaia di chilometri per sentirsi stranieri, e per tornare a pensare a questo lembo di terra, a cui la natura ha voluto concedere un clima dolce ed a misura d’ uomo, ma a dove  i suoi abitanti non sono ancora riusciti a creare le condizioni per cui tutti i nati qui possano vivere decentemente del loro lavoro. Peggio di noi se la dovettero passare i nostri padri e nonni, che, con la valigia di cartone, partivano alla Svizzera, per fare i lavori che gli svizzeri non facevano più. Per questo motivo non si addice ai salentini l’ etichetta di “inospitali” o “razzisti”: in questa terra, parafrasando don Tonino Bello, nessuno è straniero, prova ne sono le centinaia e migliaia di albanesi, marocchini, rumeni e quant’ altri si sono perfettamente integrati ai nostri costumi, tanto che i loro figli già non vogliono più saperne della loro terra atavica, sentendosi salentini, e di conseguenza italiani, al 100%; in altre regioni, seppur più ricche economicamente, tale integrazione non si verifica così totalmente.

Eppure, chiunque, anche i più garantisti fra di noi, si sentirebbero presi in giro e traditi, di fronte a fatti come quello che sto per raccontare. Del resto, anche i lampedusani, che tanta pazienza e solidarietà hanno avuto in questi mesi verso i maghrebini che attraversavano in barconi di fortuna il mediterraneo, ieri han perso definitivamente le staffe,  di fronte all’ arroganza di questa gente che, dopo essere approdata senza invito su quell’ isola, dopo aver ricevuto ospitalità ed accoglienza ed, a volte, essersi vista salvare la vita, ha pensato bene di dare alle fiamme il centro di accoglienza ed ingaggiare una guerriglia urbana con forze dell’ ordine e lampedusani stessi. Perchè, inutile nascondersi dietro l’ ipocrisia buonista, questi clandestini non sono gli afghani impauriti che scappano dalle vendette talebane, nè sono i cinesi laboriosi e o gli umili marocchini che arrivarono qui verso gli anni 80 e percorrevano le nostre strade con un carretto gridando tapì! No! Costoro arrivano, pretendono e, forti dei “diritti” riconosciuti loro dall’ insulsa democrazia europea, diritti che conoscono bene, si dichiarano rifugiati politici, spesso senza esserlo veramente.

Proprio di alcuni cosiddetti rifugiati politici vuol parlare questo articolo. Ecco i fatti:

Sulla strada che collega Depressa(frazione di Tricase) e Castiglione(frazione di Andrano), si nota una splendida struttura, un agriturismo di categoria superiore, di cui non è necessario fare il nome, giacchè chi conosce questa strada, lo avrà notato certamente. Un agriturismo  di lusso, dicevamo, che però, forse a causa della scarsa o nulla competenza dei proprietari in materia di ristorazione ed accoglienza turistica, non è mai riuscito a decollare ed ad avere il posto di rilievo, che meriterebbe, nel panorama turistico salentino. E’ per questo che  la direzione dell’ azienda, a seguito della recente emergenza clandestini, ha deciso di riconvertire la sua struttura a centro di accoglienza per rifugiati politici, sovvenzionata dall’ Unione Europea. Ora ospita poco meno di un centinaio di presunti rifugiati politici, prevalentemente provenienti da nazioni dell’ Africa subsahariana.

Il mese scorso, però, gli ospiti di questa struttura hanno scatenato una protesta, ed a dargli manforte sono intervenuti diversi circoli anarchici della provincia. Tale situazione è culminata con un tentativo di aggressione al parroco di Castiglione, reo di aver tolto uno striscione appeso davanti alla sua canonica, che gli impediva di uscir di casa, ed una richiesta di pubbliche scuse al sindaco di Andrano, “reo” di aver preso le difese del parroco ed aver giudicato poco rispettoso il comportamento di questi immigrati e dei loro amici. Abbiamo perciò voluto raccogliere qualche testimonianza, da gente del posto, su quale sia effettivamente l’ impatto dei clandestini(perchè, finchè lo status di rifugiati politici non viene riconosciuto, sempre di clandestini parliamo), ed abbiamo voluto noi stessi sbirciare nel posto dove questi uomini sono ospitati.

Va subito detto che gli ospiti dell’agriturismo di Castiglione non hanno le restrizioni cui sono sottoposti gli immigrati irregolari ospitati nei centri di accoglienza di Manduria, come di altre città d’ Italia: essi possono entrare ed uscire dalla struttura liberamente, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Nella villa che li ospita, godono di vitto eccellente, come eccellenti sono le stanze in cui dormono, e non occorre faticare molto a rendersene conto, giacchè trattasi di struttura destinata all’ accoglienza turistica. Oltre al vitto, all’alloggio ed al vestiario, tutti hanno un telefonino(non abbiamo appurato se fornito dalle istituzioni o dalla generosità di alcuni cittadini) e tutti hanno diritto ad una ricarica(anche in questo caso, non sappiamo quanto) telefonica giornaliera. Hanno diritto ad una “paghetta” di sette euro al giorno ma, il budget stanziato per loro, fra vitto, telefono, vestiario ed altro, è di 40 euro al giorno(quanto guadagna un operaio da queste parti, negli ultimi tempi). Proprio sulla gestione di queste risorse si basava la loro protesta del mese scorso: essi asserivano che i soldi, i vestiti e le ricariche telefoniche stanziati per loro, se li dovrebbero gestire da sè medesimi, mentre attualmente è il direttore della struttura a distribuire equamente quel che arriva per loro. Affermavano inoltre che da diverso tempo non ricevevano contanti nè ricariche telefoniche. Ma il problema è che i finanziamenti ed i beni, che, lo ricordiamo, sono stanziati dalla Unione Europea, tardano ad arrivare, tanto che la direzione dell’ agriturismo non riesce più a far fronte alle spese per il mantenimento di questi soggetti. Ecco alcune dichiarazioni di cittadini di Andrano e Castiglione(i nomi sono di fantasia, per tutelare l’ identità e la privacy degli intervistati che, al momento in cui mi fecero queste confidenze, non sapevano che quel che mi avrebbero detto sarebbe finito su un blog).

Barbara, di Andrano, è una volontaria dell’ associazione “Infanzia ed Anziani”. Ecco ciò che dichiara:

Noi dell’ associazione ci siamo impegnati fin da subito a far avere a questi ragazzi abiti e generi alimentari ed a farli sentire ben accolti dalla comunità. Io disapprovo le recenti dichiarazioni del parroco di Castiglione e del Sindaco, tuttavia, c’ è un episodio che ha lasciato basita anche me: avevamo organizzato una raccolta di indumenti usati, e noi stesse li avevamo portati presso la struttura di Castiglione affinchè venissero consegnati ai rifugiati, cosa fatta davanti ai nostri occhi dal responsabile della struttura. Ci sono rimasta male quando, dopo aver preso alcuni capi firmati, gli indumenti ci son stati restituiti indietro, con la motivazione che loro non volevano affatto vestire abiti smessi ed usati”

Chiedo alla signora se, magari non avessero ragione a rifiutarli. Magari erano abiti logori, usurati o fuori misura. Mi risponde:

No, sono anni che, tra le altre iniziative, raccogliamo abiti usati, e sappiamo bene che, alcuni, tiran via persino i bottoni dalle giacche logore, prima di metterle nei sacchi. Si fa sempre una selezione, scartando i vestiti che sono visibilmente usurati. In questo caso, poi, abbiamo aperto ancora meglio gli occhi, dato che i destinatari della nostra raccolta avremmo potuto vederli in faccia e dato anche che si tratta di giovani maschi, quindi abbiamo scelto vestiti che potessero essere adatti a ragazzi giovani, e credimi, ce n’ erano tanti, di ogni misura, alcuni di marca, molti no, ma tutti in ottime condizioni.”

Ecco cosa ci dice invece Irene, cameriera in un locale della vicina marina:

Era una serata di agosto. Quella notte, nel locale dove lavoro, suonavano alcuni dj, musica drum’n bass (un genere di musica dance simile alla techno). Io ero fuori, stavo facendo una piccola pausa per fumare una sigaretta, quando vedo arrivare una ragazza che da anni vive ad Andrano, pur essendo bresciana, accompagnata da tre ragazzi di colore. Notai subito che i tre non parlavano italiano, ma comunicavano in inglese con la mia conoscente. Vestivano tutti e tre in perfetto stile da rappers, con cappellino, scarpe da ginnastica e  gli abiti che indossavano, tutti di marca: Nike, Adidas, per capirci. Abiti che devono costare un bel pò. Notai anche la bottiglia che tenevano in mano e che si passavano fra loro: Amaretto diSaronno. A prima vista, chiunque li avrebbe presi per turisti, che so, americani o inglesi, o magari, come pensai io, per calciatori di qualche squadra del posto. Capii che erano i ragazzi ospitati nell’ agriturismo di Castiglione solo quando la ragazza che era con loro, dopo avermi salutata e chiaccherato un pò con me, chiese al mio datore di lavoro se poteva far entrare i tre ragazzi neri senza applicare la consumazione obbligatoria,  perchè erano rifugiati politici e non avevano soldi per entrare a ballare. Un pò controvoglia, devo dire, anche se capisco perchè, lui ha accettato. Poi la ragazza ha cercato di presentarmeli, ma io non gli ho dato la mano ed ho fatto cenno col capo di no”

Io: “Perchè non hai accettato di farteli presentare? In fondo non li avresti più rivisti, e non ti costava molto essere cortese, sopratutto tu che, per come ti conosco io, non sei affatto razzista”

Irene: “No, non sono razzista, e sono di idee di sinistra, ma mi è sembrato  che questi ragazzi, si siano in qualche modo approfittati della situazione. In fondo, avevano una bottiglia di Disaronno in mano, e con quel che costa il Disaronno, potevano benissimo pagarsi una consumazione tutti e tre, anzi tutti e quattro, contando la loro amica, e gli rimanevano pure soldi! E poi non mi piaceva come mi guardavano, c’ era un nonsocchè di ostilità nei loro sguardi, ma forse è una mia impressione dettata dal pregiudizio, anche se, ripeto, penso di essere una persona molto tollerante”

Io: “E perchè ti ha fatto strano che avessero degli abiti firmati?”

Irene: “A me non importa se vestono firmato, anzi, son contenta per loro, anche se io, per scelta, boicotto gli abiti di marca. Però, essendo clandestini, rifugiati politici senza soldi nè lavoro, non mi aspettavo di vederli con abiti così costosi. Ma non c’ entra questo. Quei vestiti saltavano comunque all’ occhio, non puoi evitare di notare dei bei vestiti di marca”

Questa invece la testimonianza di Marco, di Castiglione:

“Io sono abbastanza in confidenza con il proprietario dell’ agriturismo che ospita gli immigrati, per cui conosco dei particolari che altri non notano. Ad esempio so che, poco dopo il loro arrivo, degli agricoltori,  proprietari di una grande azienda agricola, si recarono in questa masseria, e chiesero loro se qualcuno volesse lavorare nella loro azienda per la raccolta dei pomodori, con una regolare assunzione. Nessuno di loro ha accettato!! Quasi tutti gironzolano in paese, e molti castiglionesi danno loro vestiti e gli fanno dei piccoli regali. Ce n’ è uno in particolare, un pensionato statale, particolarmente generoso con loro. Io non voglio dire niente di che, però ho la netta impressione che questi neri si approfittino del buon cuore dell’ anziano: gli chiedono palesemente di comprar loro abiti e telefonini. Proprio l’ altro giorno, ero al negozio UniEuro, e vidi il pensionato con uno di questi immigrati, mentre pagava alla cassa un i-Phone di ultima generazione, in mano al ragazzo.”

Infine, ecco cosa dichiara Romina:

” Questi ragazzi che sono ospitati a Castiglione sono un’ altra cosa, rispetto ai clandestini tunisini. Loro vengono da paesi come Zaire, Ruanda, dove ci sono al governo delle dittature. Nel loro paese erano avvocati, ingegneri, gente di cultura, e facevano politica di opposizione ai loro governi. Ecco perchè sono stati costretti a scappare. Conoscono perfettamente i diritti dei rifugiati politici, e sanno come comportarsi per ottenerli. Io penso che facciano benissimo a protestare per i loro diritti. Se una cosa gli spetta, è giusto che se la prendano! Con noi residenti non hanno mai avuto problemi, sono gentili ed affabili, e la gente fa volentieri loro del bene.  Io ho trovato l’ amore con uno di loro, e sto benissimo con lui, è un ragazzo gentile, premuroso, tutte qualità che mancano agli italiani.”

Prendiamo sul serio anche questa ultima testimonianza, anche se ci viene da essere maliziosi: la ragazza in questione, infatti, è tutt’ altro che bellissima, probabile che non abbia avuto molti fidanzati, prima del fortunato africano. Quanto a quest’ ultimo, viene da essere ancora più maliziosi: non si sa mai che ci scappi un matrimonio, magari forzato da un’ “accidentale” gravidanza, e con il matrimonio arrivi la tanto agognata cittadinanza italiana!! Bhò, meglio non dirlo troppo in giro, altrimenti rischiamo di passare per malelingue!!

m78dablogger

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