LA LOBBIE DELLA CULTURA

Sono diversi mesi che teatranti ed attori lamentano il taglio di finanziamenti pubblici a discapito della “cultura”. E’ dato di fatto, purtroppo, che questa casta politica taglia, taglia, taglia. Nella sanità, nella scuola, nei servizi sociali, ma non negli stipendi, nelle pensioni e nei privilegi dei parlamentari e dei partiti. Ora, in attesa(chissà quanto lunga) che gli italiani si sveglino e si decidano a porre fine a questo neo-feudalesimo in cui circa 56 milioni di persone sono i servi della gleba dei feudatari seduti in parlamento, cavalieri dei poteri economici forti, è necessario, anche se ahimè, meschino, fare una guerra fra poveri: perchè dovremmo privilegiare con le nostre tasse guitti e teatranti quando i malati ed i disoccupati vengono abbandonati al loro destino? Che ce frega del teatro? Di certo non è un bene di prima necessità, e non si può dire nemmeno che sia “cultura”, perlomeno non è quel tipo di cultura popolare che rimane nella memoria collettiva di un popolo, giacchè di solito a teatro ci va gente un tantino più benestante di noi comuni mortali che ci accontentiamo del cinema a prezzo ridotto il mercoledì.

Alquanto fuori luogo è inoltre la protesta degli attori nei confronti dell’ I.N.P.S.. Ricordiamo che l’ ente in questione ha abolito il sussidio di disoccupazione agli attori, in quanto non li equipara ai normali lavoratori. Nei teatri ci sono certamente dei lavoratori: sono quelli che allestiscono i palchi, gli scenografi, gli operai e gli elettricisti. Lavoratore è colui che esce di casa e per almeno 8 ore svolge un’ attività impegnativa a livello fisico e/o mentale e con il suo lavoro dà un servizio alla società. Di questi lavoratori, esistono due categorie: lavoratori dipendenti, quasi sempre vessati e malpagati e sfruttati i quali, nei periodi di inattività, ricevono dall’ I.N.P.S. un sussidio che gli permette perlomeno di mangiare mentre attendono o cercano un nuovo ingaggio; lavoratori autonomi:spesso sono i capi dei lavoratori dipendenti e su questi ci speculano, come speculano sui fondi che le istituzioni mettono a disposizione delle imprese; ma ancor più spesso sono semplici titolari di partita I.V.A. che si sono creati un lavoro da sè. Non ricevono indennizzi di disoccupazione, ma in compenso si gestiscono liberamente e decidono loro i termini e le condizioni su cui offrire i propri servigi. Ecco, gli attori, se vogliamo considerarli dei lavoratori, dovrebbero rientrare in quest’ ultima categoria.

In un periodo come questo, di profonda recessione e di impoverimento generale della popolazione, è egoistico che categorie la cui utilità sociale è assai limitata pretendano diritti che vengono ormai negati a fasce di popolazione ben più deboli. In tempi come questi, sarebbe un bell’ esempio di solidarietà nazionale rinunciare tutti a qualcosa. Sempre aspettando che il disagio economico ci apra gli occhi e ci faccia cacciare a calci in culo l’ unica categoia lavorativa che ha il potere di farsi gli stipendi e le pensioni a proprio piacimento: I PARLAMENTARI.

m78dablogger

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